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Il
Benessere
secondo
NARAYANA
INSTITUTE |
“Benessere”. Quanto sentiamo
abusare negli ultimi anni di questa parola che avrebbe un
significato così profondo: “bene dell’Essere”.
Ma che ne sa il mondo
occidentale del benessere?
Se guardiamo la vita che ogni
giorno conducono milioni di persone, si direbbe che di
benessere, quello vero, non vi sia traccia alcuna. Dappertutto
dolore, insoddisfazione, pesantezza o, al minimo, lamentele e
noia. In questa nostra civiltà al crepuscolo (l’occidente è per
natura terra di tramonto!), l’Essere sembra gravato da
insopportabili pesi.
Ecco allora che, magicamente,
come funghi sbocciati e cresciuti dopo una notte di pioggia,
sorgono, sempre più numerosi, alcuni “luoghi” meravigliosi dove,
finalmente, tutto trova una risposta, l’angoscia si placa, la
vita ritrova il sorriso: i meravigliosi, fantasmagorici,
inarrivabili “centri benessere”.
Sono un miracolo di creatività
spontanea, perché, unici fra tutte le attività organizzate
dall’essere umano, non richiedono alcuna competenza né
preparazione per essere posti in essere. Bastano i soldi. Non
importa cos’hai fatto fino a ieri: facevi il postino? Vendevi
pomodori? Eri stilista di moda? Va tutto bene: oggi apri il tuo
centro benessere.
Non importa se in te di
benessere non c’è neppure l’ombra, se sei agitato, frustrato,
arrabbiato, annoiato, svuotato… Niente paura: un buon
architetto, qualche candelina, un po’ di incensi, luci soffuse,
idromassaggio, creme costosissime, l’ultimo “celeberrimo”
massaggio al nero di seppia che fa miracoli, quattro simpatiche
ragazzine uscite dal secondo anno della scuola di estetica, e il
gioco è fatto: il tuo meraviglioso centro benessere aprirà i
battenti, pronto a dispensare a piene mani ciò che non possiede.
Eh sì, perché il “bene
dell’Essere” è merce rara, rarissima…!
E i clienti?
Poveretti…
Il cliente medio italiano, per
lo più, non sa nulla. Se lo percuoti selvaggiamente e gli dici
che è una tecnica di ayurveda, riceverà, pagherà e magari dirà
pure che è stato rilassante. Deve esserlo! Con quello che costa…
La trafila del cliente medio nel
“supercentrobenessere” medio è più tragicomica di un film di
Chaplin.
Il malcapitato entra, e, se va
bene, viene sottoposto ad un breve colloquio con un medico.
Intuitivamente, un laureato in medicina, in quanto tale, non è
tenuto a sapere nulla di “bene dell’Essere”, ma almeno eviterà
di prescrivere un idromassaggio caldo della durata di un’ora ad
un paziente con la pressione massima a 80!
Spesso però la visita medica
neppure è prevista. Ovviamente nessuno prende in considerazione
la dimensione psicologica della persona (che nei trattamenti a
contatto fisico è determinante), né, tanto meno, la sua
situazione energetica.
“Supercentribenessere” sparsi
per tutta la penisola fanno tranquillamente trattamenti
ayurvedici senza analisi della prakriti, né dei mahaguna. E
d’altra parte a che servirebbe? La ragazzina che li effettua
conosce solo una sequenza, studiata in un megacorso di quasi 30
ore di formazione…
Poi il malcapitato, dotato di
accappatoio, ciabatte e cuffia per capelli (tutte rigorosamente
firmate!) si aggira come Belfagor dalla reception alle varie
cabine.
Idromassaggio alle 9:00,
massaggio ayurvedico alle 10:00, trattamento corpo alle 11:00,
massaggio ringiovanente alle 12:00, poi spuntino macrobiotico,
doccia solare, pedicure curativo, thailandese e, immancabile,
massaggio per la coppia (anche per i single).
Lo sciagurato, dopo il terzo
trattamento è praticamente in coma, si appisola beatamente e
viene svegliato e redarguito dagli addetti alla Reception perché
è arrivato tardi al quinto massaggio e sta sballando tutti gli
altri appuntamenti. Mamma! Basta! Meglio andare a lavorare…!
Sì, lo sappiamo, stiamo
esagerando, ma questo teatrino esprime la sostanza di molti
centri benessere italiani e anche europei: catene di montaggio
del benessere, dove l’unico criterio è la redditività, a
qualunque costo. Il personale, spesso, è poco qualificato,
sottopagato, supersfruttato.
Un operatore professionale
consapevole di ayurveda, tuina, shiatsu, thai, ecc. deve avere,
come minimo, tre anni di formazione e almeno uno di esperienza
maturata possibilmente sotto la guida di un tutor. Non è più
accettabile nei centri benessere la presenza di persone che, con
poche ore di formazione praticano tecniche millenarie, spesso
implicanti effetti psicosomatici potenti, nella più totale
inconsapevolezza.
Senza parlare dello
sfruttamento: massaggi che il cliente paga centinaia di euro e
che all’operatore ne rendono da 7-8 (sic!) a 20-25. E turni di
7-10 massaggi al giorno!
Solo un incompetente totale, che
non ha la più pallida idea di cosa voglia dire eseguire un
massaggio, può richiedere ad un operatore di effettuarne un
numero simile.
Massaggiare non è scrivere al
computer o partecipare ad una riunione aziendale. Massaggiare è
interagire con il corpo, la psiche e lo spirito di colui che
riceve: “sentirne” le emozioni, percepirne le necessità,
comprendere i confini e le modalità attraverso cui il tocco si
può esprimere. Tutto ciò richiede grande centratura, controllo
del respiro, abitudine al silenzio interiore, accoglienza e
capacità di ascolto. Non si può fare a cottimo.
Ovviamente nei centri benessere
ci sono anche persone preparate, ma è il sistema,
l’atteggiamento generale, che non è adeguato.
Cos’è, per Narayana Institute, il
benessere?
Innanzi tutto rimuoviamo gli
orpelli: non è questione di incensini, candeline, pantofoline
ricamate e asciugamanini firmati.
Il bene dell’Essere è innanzi
tutto una dimensione interiore e, se si vuole contribuire ad
alimentarlo, occorre iniziare col dare attenzione a questa
dimensione.
Ecco perciò gli ingredienti del
“Centro per il Bene dell’Essere” così come lo vede Narayana
Institute…
-
Fermiamo l’orologio.
Basta massaggi coi minuti contati, trattamenti accorciati e
clienti “cacciati” perché la catena di montaggio deve
funzionare a pieno regime. Il massaggio, meditazione a due,
deve potersi esprimere nel tempo necessario, senza dover
guardare i 5 o 10 minuti in più o in meno. Si faccia ciò che
va fatto.
-
Creiamo consapevolezza nei
riceventi.
Bisogna parlare con i clienti, capire cosa stanno
effettivamente cercando, spiegare loro a fondo cosa avviene
con questo o quel trattamento, fare prendere coscienza che
non è affatto vero che tutti i trattamenti siano sempre
rilassanti (come pretendono le Reception di molti “supercentribenessere”),
ma, anzi, al contrario, se effettuati in modo adeguato e
profondo, mettono in moto trasformazioni e scatenano
reazioni. Le filosofie e le tecniche orientali fanno dei
processi di consapevolezza il perno di ogni autoguarigione:
non dimentichiamocene.
-
Il relax non è uno stress!
E non deve diventarlo. Benessere non significa ricevere
trattamenti a cottimo, ma rimanere nella propria energia
senza sentire il bisogno di proiettarla, al passato, al
futuro o in qualche altro luogo. Un trattamento al giorno,
massimo due, sono più che sufficienti.
-
Ogni trattamento richiede
“ascolto”, prima,
durante e dopo. L’operatore deve ascoltare il cliente prima
del trattamento; comprenderne le esigenze, valorizzarne
l’apporto. Durante il trattamento l’operatore professionale
è chiamato a “interpretare” il ricevente, a leggere i
segnali corporei per indirizzare e personalizzare il
trattamento. Dopo il trattamento l’operatore e il ricevente,
insieme, dovrebbero condividere sensazioni, comprensioni
intorno a ciò che il trattamento ha smosso.
-
Gli operatori del benessere
devono avere tecnica, Cuore e Spirito.
Di questo è fatto il bene dell’Essere. Nessuno può dare ciò
che non ha. Un operatore privo di abilità, incapace di
centratura, con problemi caratteriali e psicologici,
stressato, con uno stile di vita incongruente rispetto alla
disciplina che pratica, non dovrebbe entrare in un centro
“per il bene dell’Essere”.
-
I trattamenti siano di alto
livello. Basta
con gli ayurveda preconfezionati monosequenza, con i kata
omogeneizzati di shiatsu, con le aperture standard dei punti
nel tuina. I trattamenti siano personalizzati, basati
sull’ascolto del ricevente, eseguiti con arte raffinata
(oltre la tecnica). Riscopriamo la figura del “maestro”
d’arte, tanto cara alla cultura orientale.
Forse,
applicando davvero questi criteri, inizierà davvero il benessere
del terzo Millennio |